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L'ALLEANZA MEDICO – PAZIENTE: PREMESSA FONDAMENTALE PER UN TESTAMENTO BIOLOGICO

Abstract della relazione presentata all'incontro "Testamento Biologico" nell'ambito della riunione del Comitato Consultivo Misto di Rimini del 23/02/11

La terra trema ancora: il Cile

Dopo il devastante terremoto di Haiti, il 27 febbraio 2010 la terra è tornata a tremare violentemente e questa volta a farne le spese è stato il Cile. Questa sottilissima striscia di terra lunga 4200 chilometri è un paese vario e meraviglioso dove si alternano deserti, ghiacciai, laghi cristallini, fiumi imponenti e ghiacciai quasi antartici; purtroppo ha la sfortuna di trovarsi al centro della cosiddetta “cintura di fuoco” ovvero la zona dove avviene lo scontro fra due placche tettoniche che provoca un sisma distruttivo ogni dieci anni.

Nel 1647 il terremoto distrusse la capitale Santiago, nel 1960 Valdivia (3000 morti), nel 1985 se ne registrò un altro ancora. Il bilancio della tragedia attuale parla di circa 452 morti, un numero indefinito di dispersi e un milione e mezzo di edifici distrutti; senza contare le migliaia di feriti e i 2 milioni di sfollati.

I cileni, essendo un popolo latino, sono loquaci, aperti, gioviali, espansivi, ma piuttosto scrupolosi e previdenti infatti da decenni gli edifici sono costruiti secondo norme antisismiche rigidissime ed è per questa ragione che le perdite umane sono state contenute.

Il terremoto ha colpito lo stato sudamericano in un momento di transizione istituzionale (passaggio di consegne tra il vecchio governo di Michelle Bachelet e il nuovo di Sebastian Pinera), causando seri danni nella capitale, Santiago del Cile, nelle regioni rurali di Maule e BioBio, e a Concepcion.

La mancanza di energia elettrica e di rifornimenti di viveri e di acqua ha agevolato i saccheggi in tutto il Paese; a tal proposito la TV cilena ha ripreso decine di persone mentre assaltavano un supermercato a Concepcion, arraffando non solo viveri ma anche televisori al plasma e articoli non di prima necessità. Questo ha determinato l’invio di un contingente militare per ripristinare l’ordine pubblico e ristabilire la sicurezza in città. Successivamente gran parte di questi beni voluttuari sono stati riconsegnati dagli stessi autori dei furti in quanto lo Stato avrebbe concesso loro un’amnistia e non sarebbero stati perseguiti penalmente.

Si stima che per la ricostruzione del paese siano necessarie somme tra gli 11 e i 22 miliardi di euro, cioè il 10/15% del prodotto interno lordo del paese.

Degno di menzione è un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 28 febbraio scorso, il cui autore è lo scrittore e giornalista italiano Bruno Arpaia. Egli, in questi sfortunati momenti, pensa alle città di casupole e baracche attorno alla capitale, a Valparaiso o a Vina del Mar, e ai loro abitanti poverissimi e fieri: ”Lì, anche se nessuno sarà rimasto vittima di una trave caduta, perché quegli edifici pericolanti non hanno travi, né acqua potabile, né elettricità, il sisma avrà tolto loro anche il pochissimo che avevano”. Ripensa ai pellicani che contendevano ai pescatori il pesce appena pescato alla foce del BioBio, epicentro del terremoto, all’università di Concepcion in fiamme, a Parral, cittadina che ha dato i natali a Neftalì Reyes che avrebbe vinto il Nobel con il nome di Pablo Neruda.

Il giornalista crede soprattutto nella capacità dei cileni di risollevarsi, nel loro spirito di solidarietà, mai venuto meno dopo tanti anni di feroce dittatura. Egli si rifà all’opera letteraria ”Terremoto in Cile” di Heinrich von Kleist, scrittore tedesco che narrò il cataclisma avvenuto nel 1647 nelle stesse terre: ”In quei momenti atroci nei quali tutti i beni terreni degli uomini vanno perduti e la natura tutta minaccia di sprofondare”, lo spirito dei cileni “sboccerà come un fiore”. Raccontava ancora Kleist: ”Sui campi si vedevano a perdita d’occhio uomini d’ogni ceto gli uni accanto agli altri; principi e mendicanti, matrone e contadine, impiegati ed operai, monache e frati; e tutti si compiangevano, porgevano aiuto a vicenda, spartivano con gioia ciò che avevano salvato per il sostentamento della vita, come se la sventura comune avesse fatto di tutti i salvati una famiglia sola”.

Quella famiglia di cileni, ribadisce Bruno Arpaia, è anche la nostra.


 

FONTI CONSULTATE:

1)www.ap.org

2)www.ilsole24ore.com

Haiti - la ricostruzione

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