Colpa solo dei pensieri negativi?
La terapia cognitiva sviluppata da Aaron T. Beck presuppone che la depressione sia causata dalle convinzioni negative che i pazienti hanno di se stessi e del mondo. Secondo alcuni studi è efficace. Con alcune precisazioni
Nel trattamento della depressione, soprattutto nella forma grave, i farmaci sono un punto basilare ma esistono casi in cui la sola psicoterapia (con la premessa che va sempre consigliata da uno specialista e da non considerare alternativa) ha dato risultati positivi. La psicoterapia cognitiva elaborata da Aaron T. Beck negli anni Sessanta è una di queste.
Partendo dal presupposto che alla base del disagio vi siano dei pensieri negativi, mantenuti da alcuni preconcetti o errori di logica questo approccio si propone, tramite la stretta collaborazione tra terapeuta e paziente, di spezzare gli schemi modificandoli in modo favorevole. Nel corso della terapia il paziente viene messo in condizione di apprendere e dominare quei problemi e quelle situazioni che prima considerava insuperabili (Beck la definisce "triade": una visione negativa di sè, del mondo e delle aspettative per il futuro) e correggendo di fatto il suo pensiero. "Non riesco a combinare mai niente di buono"; "Sono la madre peggiore del mondo"; "Nessuno mi ama"; "Non riuscirò mai a essere felice"; "Non cambierà niente, andrà comunque male".
Pensieri negativi e niente di più. Ruota tutta intorno a questo presupposto la teoria elaborata da Beck, secondo cui solitamente questo tipo di pensieri ha un fondo di verità: «le persone che soffrono di depressione però distorcono o esagerano la realtà. Quindi non si tratta tanto di sviluppare pensieri positivi ma realistici. Quando le persone pensano realisticamente allora poi tendono a sentirsi meglio».
Cosa succede durante le sedute? Una tecnica piuttosto usata è quella di tenere un diario in cui registrare il proprio umore, più volte in una giornata. Se poi al termine risulta una certa oscillazione (probabile nei casi di depressione) allora il terapeuta può mettere in discussione la convinzione del paziente di essere sempre triste e infelice. Un'altra tecnica consiste nel disassemblare un problema, all'apparenza complesso ("Non ci riuscirò mai"), in più parti semplici affrontandole una alla volta e dimostrando al paziente di essere in grado di gestirle. O ancora, se di fronte agli insuccessi scolastici dei figli il paziente si considera "un fallimento come genitore" il terapeuta interviene per esaminare con lui quanto sia vero (ad esempio prendendo in considerazione quali altri fattori possono aver influenzato il cattivo rendimento a scuola). Tra una seduta e l'altra poi al paziente possono essere assegnati compiti a casa, da risolvere con lo stesso metodo.
Funziona davvero? Molti studi e ricerche hanno cercato di rispondere a questa domanda e i risultati rimangono discordanti, soprattutto nelle forme di depressione grave. Con o senza antidepressivi? Anche qui i pareri sono discordi: secono i suoi sostenitori funziona meglio dei farmaci, secondo altri si è dimostrata utile solo quando associata a questi ultimi ed è difficile quindi valutarne la reale efficacia.
Basta davvero pensare realisticamente per sentirsi meglio? Mente e corpo sono in stretta connessione: le persone depresse non si sentono semplicemente "giù" o tristi, stanno male fisicamente. Secondo i suoi sostenitori la terapia cognitiva aiuta a migliorare i sintomi dando più energia, voglia di mangiare e desiderio sessuale e i suoi effetti durano più a lungo dei farmaci (i cui effetti collaterali possono aggiungersi alla depressione a differenza della terapia cognitiva). Come si inizia? Anzitutto la prima cosa da fare quando si soffre di depressione è consultare un medico per una prima valutazione e per essere indirizzati, se necessario, a uno specialista.
Commento
In alcuni punti dell’'articolo tratto da Libero News e dalla rubrica dedicata alle donne (www.donna.libero.it ), il ruolo della psicologia e della psicoterapia viene messo in secondo piano e risulta poco chiaro. Sia all'inizio che alla fine del testo viene specificato rispettivamente che "i farmaci sono un punto basilare" e che "la sola psicoterapia [...] va sempre consigliata da uno specialista e da non considerare alternativa (ai farmaci, ndr)" e che "la prima cosa da fare quando si soffre di depressione è consultare un medico per una prima valutazione e per essere indirizzati, se necessario, a uno specialista". Queste dichiarazioni si trovano tra l'altro nei due punti più significativi del testo, l’incipit e la conclusione, in cui il ricordo è facilitato, secondo l'effetto primacy e recency.
Alcune domande sorgono spontanee: perché occorre consultare un medico come prima cosa? il medico ha più competenza dello psicoterapeuta nel valutare la presenza o meno di depressione? Date queste premesse chi sarebbe lo specialista che deve consigliare la psicoterapia? lo psicoterapeuta o, date queste premesse, lo psichiatra? Perché la psicoterapia non può essere considerata alternativa alla farmacoterapia quando più avanti nello stesso articolo si afferma che secondo alcuni "sostenitori" funziona meglio dei farmaci?
Pur in una non uniformità di dati, la psicoterapia cognitivo – comportamentale (così come altre forme di psicoterapia) si è rivelata efficace per la depressione e anche per altri disturbi psichici e ne è stata dimostrata la maggior stabilità nel tempo rispetto alla sola farmacoterapia. E questo è un risultato dimostrato da studi controllati a lungo termine e supportato dalle evidenze delle indagini strumentali con la PET, e non un'idea di "alcuni sostenitori". E per ben due volte nell'articolo, quando vengono riportati dati a favore della psicoterapia cognitivo – comportamentale, viene ribadito che si tratta dell'opinione di "alcuni sostenitori", come se si trattasse di una questione di "tifo" o "fede" e non di evidenza scientifica.
In altri paragrafi l'articolo illustra correttamente la varietà di vedute sull'argomento e l'importanza della combinazione di psicoterapia e farmacoterapia, soprattutto nel caso delle forme più gravi di depressione, laddove un approccio integrato si è rivelato superiore sia rispetto alla sola psicoterapia sia alla sola farmacoterapia. Anche nel riportare questa informazione, l'autore dell'articolo scrive un'inesattezza quando sostiene che poiché la psicoterapia si sarebbe "dimostrata utile solo quando associata" ai farmaci, "è difficile quindi valutarne la reale efficacia": in realtà, gli studi controllati sono in grado di dimostrare, e hanno dimostrato, l'efficacia maggiore del trattamento integrato rispetto alla sola farmacoterapia, quindi l'efficacia della psicoterapia.